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    LABANDALARGA
    Informazioni del gruppo
    Categoria:
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    Nome:
    LABANDALARGA
    Descrizione:
    Nella «Banda larga» non c’è nulla di precostituito, se non alcuni progetti che coltiviamo da tempo, altri di recente elaborazione, altri ancora nati in queste ore. Vorremmo trovare il modo di non disperdere questo ‘tesoretto’ e l’unica immagine che mi viene è quella di creare un centro di gravità, un punto di riferimento per tutto quello che si muove intorno ai temi che abbiamo più a cuore. Forse un centro studi all'aria aperta che faccia le cose che ha pensato e che sostiene, che tenga insieme l’elabor-azione, il dire e il fare, e il come riuscirci.
    Creato:
    Lunedì 30 Novembre 2009
    Creatore:
    Tipo di gruppo:
    Aperto
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    Louise Bonzoni, 2009-12-14 17:55:37
    Louise Bonzoni
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    Louise Bonzoni, 2009-12-14 14:02:29
    Louise Bonzoni
    Ragazzi, sto finalmente finendo di metter in sesto i filmati della giornata.
    A breve comincerò a pubblicarli.
    Alcuni sono stati divisi in parti per problemi di upload.
    A presto!
     
    samuele rocca, 2009-11-30 17:56:10
    samuele rocca
    Intervento di Giuseppe Civati

    Partiamo da un dato generazionale, alla ricerca di una rappresentanza per quella relazione che non c’è, per quelli che Curzio Maltese chiama «i veri clandestini», che in Italia sono i giovani e, in generale, tutte le persone che hanno meno di quarant’anni.

    Un elemento da cui muoviamo – attraverso l’antichissimo strumento dell’analisi del voto – ma ovviamente senza fermarci qui, perché quel dato si rovescia immediatamente, per noi, in questione politica. I temi e le domande di oggi e del futuro, che diano finalmente rappresentanza agli attuali «clandestini», che interpretino la società, cercando di dare risposta a questa domanda di senso e, insieme, di rappresentanza.

    I giovani «veri», come ripeto da tempo, non sono i giovani dirigenti del Pd, soprattutto se «già sperimentati», sono quelli che stanno nei call center, che cercano un futuro nelle università italiane (un posto dove è difficile trovarlo), che stanno più sul web che davanti alla tv. Persone per cui non esiste alcun articolo 18 (per non parlare di alcuni articoli della Costituzione…).

    Uno di loro così scrive:

    Proviamoci. Migliaia di noi hanno voglia di provarci. Pieni delle energie dimostrate in questi 100 giorni e che, ora, vivono una condizione di disorientamento psico-esistenziale che nessuna festa romana potrà colmare. Ripartiamo da una grande assemblea. Che non sia corrente ma che non abbia paura di dire chi siamo, quali sono i principi che ci muovono. Dieci punti dieci su cui chiamare tutto il PD al confronto. Anche chi non ha voglia di confrontarsi. Quelle sedie saranno certamente riempite da chi ha votato alle primarie pur non essendo iscritta o iscritto al PD.

    Luigi
    Nella «Banda larga» non c’è nulla di precostituito, se non alcuni progetti che coltiviamo da tempo, altri di recente elaborazione, altri ancora nati in queste ore.

    Vorremmo trovare il modo di non disperdere questo ‘tesoretto’ (l’ho detto) e l’unica immagine che mi viene è quella di creare un centro di gravità, un punto di riferimento per tutto quello che si muove intorno ai temi che abbiamo più a cuore. Forse un centro studi all'aria aperta che faccia le cose che ha pensato e che sostiene, che tenga insieme l’elabor-azione, il dire e il fare, e il come riuscirci.

    Il minimo di burocrazia, il massimo di mobilitazione.

    Nessun pensiero fine a se stesso. Tutto immediatamente relazionale, tra di noi, e verso l’esterno.

    Vorremmo discutere con voi della possibilità di promuovere una rete orizzontale, tutto il contrario di una corrente. Noi facciamo le cose per gli altri, noi saremo – con gli altri – in tutti i posti in cui saremo invitati. Con una clausola anti-correntizia (e, se volete, autodistruttiva): tutto quello che faremo per il Pd, se sarà la segreteria regionale o nazionale a farlo, noi immediatamente smetteremo di farlo in proprio. E tutto quello che farà il Pd, noi contribuiremo a farlo nel Pd e con tutti i soggetti che si dimostrassero interessati.

    Tutto quello che faremo, sarà estraneo alla politique politicienne. Ciascuno avrà i propri riferimenti, i propri leader, le sedi in cui discutere delle questioni che riguardano nomine, elezioni, posizionamenti di ogni genere e tipo. Qui, di queste cose, non si discute. Qui si fa. Si fa, cercando di rispondere alle domande e alle questioni centrali (ma non nucleari!) di cui discute il Paese.

    E si copia e ci si fa copiare, anche, perché il copyright non ci appartiene. A noi appartiene il copyleft, nel senso della left, ma anche del copy e della possibilità di mutuare soluzioni e di metterne, a nostra volta, a disposizione.

    Del resto, «noi siamo la gente che ci rappresenta», dice un manifesto di MoveOn, su cui ritornerò.

    Questo è anche il motivo per cui abbiamo scelto l’immagine della banda larga: innovazione, velocità, estensione (e radicamento, come piace a qualcuno) nel territorio, relazione tra le persone. Anche, se volete, unità del Paese, per superare non solo quel digital divide, ma le differenze che lo stanno dividendo profondamente, in lungo e in largo.

    E allora pensiamo di partire così. Da Arcore. Da un luogo simbolico, del profondo Nord. Con un nome che non è un vero nome, «la banda larga». Con una pagina web che è un foglio bianco o quasi, da riempire. Di cose da fare. In cui siano rappresentati i progetti di cui oggi parleremo, quelli che arriveranno attraverso i vostri contributi, quelli che sentiremo più necessari.

    Abbiamo da dieci anni un unico termine di riferimento, da saper declinare e interpretare nel nostro Paese. Si tratta proprio di MoveOn. Una ‘piattaforma’ nata nel 1998. E da allora ci penso. Erano ventenni, quelli che partirono con questo progetto, da noi però le cose accadono con dieci anni di ritardo e quindi siamo arrivati al momento giusto.

    Promuovere campagne a disposizione di tutti, tra loro collegate, ma indipendenti, elaborate in proprio o assunte da altri. Cercando interlocutori credibili e autorevoli, come abbiamo cercato di fare anche questa mattina. Promovendo la circolazione delle idee e la quadratura dei circoli, come dicevamo qualche tempo fa.

    E lavorare quasi si trattasse di un’agenzia per il Pd. A tutti i livelli, dai circoli, che sono i nostri preferiti, alle proposte di carattere nazionale.

    Focalizzare i temi e costruire percorsi, progetti, format, proposte. Senza sovrapporsi alle bande esistenti, anzi, cercando di fare il contrario.

    Una palestra, più ancora di un laboratorio, è quello a cui guardiamo. Prima che sia troppo tardi:

    Come un ruscello che scorre tra i monti e le valli

    Questa mia vita se ne va...

    Quant’è bella la gioventù,

    Ma all’improvviso sei vecchissimo.

    Dice l’ultima canzone di Elio e le storie tese.

    O, se preferite, «non si deve avere fretta, non si deve perdere tempo», come vuole Saramago.

    Ci diamo perciò un mese di tempo, per decidere se è il caso di fare qualcosa di più strutturato. Prima della fine dell’anno, ci regaliamo un percorso condiviso, come piace a noi. Se ne saremo capaci, s’intende.
     
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